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Tutti gli Israeliani sono colpevoli di aver dato fuoco a una famiglia palestinese

Articolo di Gideon Levy sul quotidiano israeliano Haaretz

Gli israeliani accoltellano gay e bruciano bambini. Non vi è un briciolo di calunnia, il minimo grado di esagerazione, in questa secca descrizione.
Vero, queste sono le azioni di pochi. Vero, anche, che il loro numero sta crescendo. E’ vero che tutti loro – tutti gli assassini, tutti coloro che danno fuoco, che accoltellano, che sdradicano alberi – fanno parte dello stesso gruppo politico. Ma chi è all’opposizione condivide la responsabilità.
Tutti coloro che hanno pensato che sarebbe stato possibile sostenere isole di democraticità nel mare del fascismo israeliano sono stati messi in imbarazzo questo fine settimana, una volta e per tutte. Semplicemente non è possibile sostenere la brigata commando che spara ad un adolescente, e poi restare scioccati dai coloni che mettono a fuoco una famiglia; sostenere i diritti dei gay e tenere una conferenza in Ariel (insediamento coloniale); essere senza pregiudizi e poi assecondare la destra e cercarvi dei partner. Il male non conosce confini; inizia in un posto e velocemente si diffonde ovunque.

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Palestine Stereo

palestine stereo

Regista: Masharawi Rashid
Produzione: Palestina, Tunisia, 2014
Sito del film: variety.com/…/film-review-palestinestereo-12006…
Tipo di filmato: Fiction
Audio:  Arabo, Italiano
Durata: 90 minuti
Trailer:

Palestine Stereo sembra il nome di un negozio di musica.
Ma nel nuovo film di Rashid Masharawi, il suo sesto lungometraggio, Palestina Stereo è un personaggio, un ex cantante di nozze. Stereo si da’ da fare intorno a Ramallah in un ambulanza di seconda mano, che fornisce sistemi audio per funerali, compleanni e manifestazioni politiche.
Stereo (Mahmoud Abou Jazi) ha perso la moglie quando gli aerei israeliani hanno bombardato la sua casa. Suo fratello, il ricciuto Samy (Salah Hannoun), è un elettricista che ha perso l’udito e la sua capacità di parlare nello stesso attacco. Ora Samy scarabocchia messaggi sui muri della famiglia. Demoralizzati, entrambi i fratelli hanno ora un unico obiettivo,  emigrare in Canada.
La satira di Masharawi è personale, ma per la maggior parte non autobiografica. Nei Territori palestinesi, ha detto il regista nato a Gaza, parlando dalla sede del suo produttore in Tunisia, la vita è in stereo, confusa – i molteplici canali non necessariamente dicono la stessa cosa.
“Abbiamo molte voci in Palestina provenienti da luoghi diversi – dice Masharawi – Siamo sotto occupazione con due Stati: … Uno a Gaza e uno in Cisgiordania. L’idea di stereo è sul suono, non è solo il nome di un personaggio”. Mentre Stereo deride i leader politici, sincronizzando il labiale dei loro discorsi dai suoi controlli audio, il muto Samy non può sentire. Entrambi i personaggi vivono un trauma e inseguono un sogno.
“Vogliono evadere dalla loro realtà, dalla loro storia,” Masharawi, 51 anni, ha spiegato, descrivendoli come paradossali, ma esempi tipici. “Sei in esilio nella tua stessa casa, e pensi che la tua patria sia da qualche parte altrove, mentre allo stesso tempo, ogni giorno, la storia prosegue, e tu partecipi alla tua vita reale.”


Le ragioni del boicottaggio culturale al regime di apartheid israeliano

INTERVISTA  DI EYAL SIVAN AL  GIORNALE SVIZZERO “IL CORRIERE”
Mercoledì, 3 giugno 2015

In tutto il mondo aumenta il boicottaggio contro il regime di apartheid israeliano, come a suo tempo fu il boicottaggio verso il  Sud Africa. Esempio recente: martedì 2 giugno, l’Unione Nazionale  degli studenti del Regno Unito  ha approvato una mozione “Giustizia per la Palestina”, che ha deciso l’adesione degli studenti del Regno Unito alla campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni).
Il boicottaggio è in crescita in tutti i settori, in particolare nel settore della cultura. E’ necessario specificare di cosa si tratta. Questo è ciò che avviene per il prossimo Festival di Locarno in Svizzera, che si aprirà all’inizio di agosto e dà “carta bianca al cinema israeliano” (Sette film in fase di post-produzione saranno presentati ai professionisti del cinema per facilitare finalizzazione e distribuzione). Nel mese di aprile, PACBI (Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele) ha pubblicato un appello “Non dare carta bianca all’apartheid israeliano”, firmato da più di 200 registi, artisti e operatori culturali. [1]
Firmatario di questo appello, di passaggio in Svizzera, il regista Eyal Sivan ha spiegato al quotidiano “Il Corriere” le ragioni del boicottaggio culturale a Israele …
Boicottaggio contro … “Non dare carta bianca all’apartheid israeliano”…(1) 
Pubblicizzata dai comitati BDS internazionali (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) e in Svizzera da parte del Comitato di artisti e operatori culturali in solidarietà con la Palestina, questa lettera aperta invita Locarno a riconsiderare la sua partnership con il Film Fund israeliano, organismo nazionale per il finanziamento e la promozione. Tra i firmatari figura il documentarista israeliano Eyal Sivan, che ha diretto, tra gli altri, “Uno  Specialista, ritratto di un criminale moderno” (1999), con Rony Brauman, “Route 181, Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (2004), insieme al palestinese Michel Khleifi, “Jaffa, l’Orange Clockwork” (2009).

Di passaggio a Ginevra per discutere la questione, il regista difende con veemenza le ragioni controverse del boicottaggio culturale.

L’appello di PACBI condanna la collaborazione tra Locarno e il Film Fund israeliano. Qual è il problema?

Eyal Sivan: Nel 2005, Israele ha lanciato una grande campagna chiamata “Branding Israele”. Ha espresso la necessità di migliorare l’immagine offuscata di Israele nel mondo , in tre modi: promuovere la cosiddetta cultura progressista, utilizzare personaggi pubblici come operatori di buona volontà e pubblicizzare Tel Aviv come una città accogliente per il mondo gay. Non potendo difendere la sua politica, il governo ha inviato all’estero artisti – che peraltro considera traditori – per presentare un’immagine positiva del Paese. Nel suo discorso al Festival di Haifa Shimon Peres così si è rivolto ai cineasti israeliani: “L’America ha imposto la sua cultura attraverso il cinema, noi imporremo la nostra immagine attraverso il cinema, è vostro dovere. “

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A world not ours

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Regista: Fleifel Mahdi
Produzione: Libano, GB, Danimarca, 2012
Sito del film: http://www.nakbafilmworks.gb.net/a-worldnotours/
Tipo di filmato: Documentario
Audio:  Arabo, inglese, Italiano
Durata: 93 minuti
Trailer:

Uno spaccato della storia personale del regista Mahdi Fleifel, cresciuto nel campo profughi di Ein al Hilweh nel Sud del Libano, e successivamente trasferitosi all’estero. Il film racconta, in modo commovente e al tempo stesso ironico, la storia di Abu Eyad, amico d’infanzia del regista. I due condividono la passione per la politica sulla questione palestinese, per la musica e per il calcio. Ma mentre Mahdi può andare e venire dal campo quando vuole, Abu Eyad è combattuto tra l’attaccamento alla sua identità e la voglia di scappare.

Donne in lotta

women in struggle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Regista: Buthina Canaan Khoury
Produzione: Palestina, Belgio, Spagna 2004
Sito del film: http://www.womeninstruggle.com/wis.html
Tipo di filmato: Documentario
Audio: Arabo, italiano
Durata: 56 minuti

Per vedere il film:

 

Il film narra le lotte di donne palestinesi, ex-detenute politiche, durante la detenzione nelle carceri israeliane, analizzandone le conseguenze sulla loro vita attuale e futura. Nel film sono raccontate le vite e le storie di quattro donne che sottratte al ruolo di sorelle, madri e mogli loro imposto dalla società, assumono quelle di protagoniste nella lotta di liberazione per l’indipendenza della Palestina. Queste donne testimoniano le loro passate esperienze e la difficoltà di vivere la loro quotidianità, e parlano dello sforzo fatto per preservare la loro dignità e per integrarsi nella vita sociale e politica palestinese. Ancora adesso, nonostante la fine della detenzione nelle carceri israeliane, esse sono costrette ad affrontare quotidianamente la “prigione” che continuano a portarsi dentro.

Duma

Bambole

 

duma


Regista: Abeer Haddad  Zeibak
Produzione: Israele, Palestina 2011
Sito del film:  http://www.imdb.com/name/nm4775992/
Tipo di filmato: Documentario
Audio: Arabo, italiano
Durata: 55 minuti
Trailer:

Il film tratta di storie di abusi sessuali nella comunità palestinese in Israele. Abeer, la creatrice di uno spettacolo per burattini che affronta tematiche di abusi sessuali durante l’infanzia, decide di percorrere dal nord al sud il Paese con la videocamera e documentare le rivelazioni di donne arabe che hanno avuto esperienze di violenza sessuale. Nel suo viaggio incontra quattro donne che hanno il coraggio di rivelare abusi sessuali patiti nell’ambito dei circoli chiusi di amici e familiari. Queste donne cercano un modo di esprimere il loro tormento e rompere il silenzio che è stato imposto loro dai parenti e dalla società.

Il nostro sito

Se cercate un film sulle problematiche della Palestina (cultura, storia, lotta di liberazione…) questo è il sito che fa per voi…

La nostra attuale raccolta conta circa 170 film in formato DVD, quasi tutti in lingua originale con sottotitoli, tra cui anche in italiano. Si tratta di film, documentari, corti e lungometraggi sulla Palestina ad opera sia di registi palestinesi che stranieri. La videoteca attuale non è completa e nuove acquisizioni sono sempre in corso. Chi fosse interessato a svolgere proiezioni per le scuole, associazioni culturali, sale cinema, può contattare la cineredazione tramite mail: