Palestine Stereo

palestine stereo

Regista: Masharawi Rashid
Produzione: Palestina, Tunisia, 2014
Sito del film: variety.com/…/film-review-palestinestereo-12006…
Tipo di filmato: Fiction
Audio:  Arabo, Italiano
Durata: 90 minuti
Trailer:

Palestine Stereo sembra il nome di un negozio di musica.
Ma nel nuovo film di Rashid Masharawi, il suo sesto lungometraggio, Palestina Stereo è un personaggio, un ex cantante di nozze. Stereo si da’ da fare intorno a Ramallah in un ambulanza di seconda mano, che fornisce sistemi audio per funerali, compleanni e manifestazioni politiche.
Stereo (Mahmoud Abou Jazi) ha perso la moglie quando gli aerei israeliani hanno bombardato la sua casa. Suo fratello, il ricciuto Samy (Salah Hannoun), è un elettricista che ha perso l’udito e la sua capacità di parlare nello stesso attacco. Ora Samy scarabocchia messaggi sui muri della famiglia. Demoralizzati, entrambi i fratelli hanno ora un unico obiettivo,  emigrare in Canada.
La satira di Masharawi è personale, ma per la maggior parte non autobiografica. Nei Territori palestinesi, ha detto il regista nato a Gaza, parlando dalla sede del suo produttore in Tunisia, la vita è in stereo, confusa – i molteplici canali non necessariamente dicono la stessa cosa.
“Abbiamo molte voci in Palestina provenienti da luoghi diversi – dice Masharawi – Siamo sotto occupazione con due Stati: … Uno a Gaza e uno in Cisgiordania. L’idea di stereo è sul suono, non è solo il nome di un personaggio”. Mentre Stereo deride i leader politici, sincronizzando il labiale dei loro discorsi dai suoi controlli audio, il muto Samy non può sentire. Entrambi i personaggi vivono un trauma e inseguono un sogno.
“Vogliono evadere dalla loro realtà, dalla loro storia,” Masharawi, 51 anni, ha spiegato, descrivendoli come paradossali, ma esempi tipici. “Sei in esilio nella tua stessa casa, e pensi che la tua patria sia da qualche parte altrove, mentre allo stesso tempo, ogni giorno, la storia prosegue, e tu partecipi alla tua vita reale.”

Annunci


Le ragioni del boicottaggio culturale al regime di apartheid israeliano

INTERVISTA  DI EYAL SIVAN AL  GIORNALE SVIZZERO “IL CORRIERE”
Mercoledì, 3 giugno 2015

In tutto il mondo aumenta il boicottaggio contro il regime di apartheid israeliano, come a suo tempo fu il boicottaggio verso il  Sud Africa. Esempio recente: martedì 2 giugno, l’Unione Nazionale  degli studenti del Regno Unito  ha approvato una mozione “Giustizia per la Palestina”, che ha deciso l’adesione degli studenti del Regno Unito alla campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni).
Il boicottaggio è in crescita in tutti i settori, in particolare nel settore della cultura. E’ necessario specificare di cosa si tratta. Questo è ciò che avviene per il prossimo Festival di Locarno in Svizzera, che si aprirà all’inizio di agosto e dà “carta bianca al cinema israeliano” (Sette film in fase di post-produzione saranno presentati ai professionisti del cinema per facilitare finalizzazione e distribuzione). Nel mese di aprile, PACBI (Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele) ha pubblicato un appello “Non dare carta bianca all’apartheid israeliano”, firmato da più di 200 registi, artisti e operatori culturali. [1]
Firmatario di questo appello, di passaggio in Svizzera, il regista Eyal Sivan ha spiegato al quotidiano “Il Corriere” le ragioni del boicottaggio culturale a Israele …
Boicottaggio contro … “Non dare carta bianca all’apartheid israeliano”…(1) 
Pubblicizzata dai comitati BDS internazionali (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) e in Svizzera da parte del Comitato di artisti e operatori culturali in solidarietà con la Palestina, questa lettera aperta invita Locarno a riconsiderare la sua partnership con il Film Fund israeliano, organismo nazionale per il finanziamento e la promozione. Tra i firmatari figura il documentarista israeliano Eyal Sivan, che ha diretto, tra gli altri, “Uno  Specialista, ritratto di un criminale moderno” (1999), con Rony Brauman, “Route 181, Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (2004), insieme al palestinese Michel Khleifi, “Jaffa, l’Orange Clockwork” (2009).

Di passaggio a Ginevra per discutere la questione, il regista difende con veemenza le ragioni controverse del boicottaggio culturale.

L’appello di PACBI condanna la collaborazione tra Locarno e il Film Fund israeliano. Qual è il problema?

Eyal Sivan: Nel 2005, Israele ha lanciato una grande campagna chiamata “Branding Israele”. Ha espresso la necessità di migliorare l’immagine offuscata di Israele nel mondo , in tre modi: promuovere la cosiddetta cultura progressista, utilizzare personaggi pubblici come operatori di buona volontà e pubblicizzare Tel Aviv come una città accogliente per il mondo gay. Non potendo difendere la sua politica, il governo ha inviato all’estero artisti – che peraltro considera traditori – per presentare un’immagine positiva del Paese. Nel suo discorso al Festival di Haifa Shimon Peres così si è rivolto ai cineasti israeliani: “L’America ha imposto la sua cultura attraverso il cinema, noi imporremo la nostra immagine attraverso il cinema, è vostro dovere. “

Continua a leggere